7x7=49
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Dates2026 - Ongoing
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- Topics Portrait
emerges from a simple, repeated gesture. The images lie between performance and self-portrait, traces of an experience lived before the camera. They act as visual notes recording emotional states and fragments of memory.
La memoria implicita, o non dichiarativa, è una forma di memoria a cui non possiamo accedere consapevolmente e che tuttavia orienta profondamente la nostra vita. Custodita dall’amigdala, contribuisce alla formazione della memoria emotiva e influenza la percezione dei sentimenti. Emozioni e memoria sono quindi strettamente connesse: le reazioni improvvise davanti a un’opera d’arte, come il pianto di fronte a un dipinto, mostrano come l’arte tocchi le aree più profonde della memoria, al di là della razionalità.
In questa prospettiva, l’arte diventa un veicolo di esperienze intime, capace di attivare memorie inconsce e di provocare rivelazioni emotive. Gli autoritratti del progetto non sono semplici immagini, ma strumenti per far emergere parti frammentate e nascoste del sé, offrendo un linguaggio visivo capace di tradurre l’invisibile in forma tangibile.
La psicologia contemporanea mostra come le esperienze emotive precoci influenzino profondamente la regolazione delle emozioni e la costruzione dell’identità. Le relazioni tra amigdala e corteccia prefrontale giocano un ruolo fondamentale nella stabilità dell’immagine di sé e nell’equilibrio affettivo. Al di là delle diagnosi cliniche, queste dinamiche rivelano come fragilità identitaria e intensità emotiva siano elementi profondamente umani che possono emergere anche attraverso la creazione artistica.
Parallelamente, alcune ricerche neuroscientifiche stanno aprendo nuovi scenari nel rapporto tra mente e immagine. I Laboratori di Neuroscienze Computazionali dell’Advanced Telecommunications Research Institute International (ATR) di Kyoto hanno sviluppato studi capaci di monitorare l’attività cerebrale ed estrarre immagini direttamente dal cervello. Le ricerche del professor Yukiyasu Kamitani, basate sulla risonanza magnetica funzionale (fMRI), hanno mostrato come sia possibile prevedere il contenuto dei sogni associando le descrizioni dei partecipanti ai modelli di attività cerebrale.
Questi esperimenti avvicinano la ricerca scientifica al linguaggio dell’arte e interrogano la natura stessa dell’immagine contemporanea. In questo contesto la fotografia assume una duplice funzione: documentazione dei processi interiori e interpretazione soggettiva della realtà.
Il progetto 7x7=49, nato da un ricordo d’infanzia particolarmente vivido, si inserisce in questo dialogo tra neuroscienze e arte contemporanea. Le immagini oscillano tra lucidità e confusione, tra intimità e astrazione, restituendo visivamente i processi invisibili della memoria e dell’identità. L’arte diventa così uno strumento di auto-esplorazione e cura, capace di trasformare il silenzio in linguaggio e la frammentazione in racconto.