2020-MMXX di Max Pinckers

Ispirate da un'esperienza amplificata del tempo e dello spazio all’interno di una società sospesa durante la pandemia, le scene di 2020-MMXX ritraggono momenti di noia, introspezione e delicate interazioni umane.

La fotografia multi-prospettica viene utilizzata come uno strumento per accentuare la sensazione di un tempo dilatato e decostruire l'illusione dello spazio nell'immagine. Attraverso gesti impercettibili, gli scatti rivelano di essere stati catturati esattamente nello stesso istante da diverse fotocamere analogiche azionate in simultanea.

Un singolo frammento di tempo percepito da punti di vista differenti mette in discussione il mito del "momento decisivo" e la credibilità di uno sguardo unico e autorevole. Queste meta-immagini richiamano il loro stesso processo di percezione e la relazione con chi le osserva.

Muovendosi attorno alla fragilità di un istante sospeso, ogni punto di vista si rivela unico, mostrando ciò che l'altro non può vedere. Ci ricordano così che c'è sempre qualcosa che la fotografia nasconde – che esistono altre angolazioni per ogni storia, e storie diverse per ogni angolazione.

Sull'artista

Max Pinckers (n. 1988, Bruxelles) è cresciuto in Indonesia, India, Australia e Singapore, prima di tornare a Bruxelles, dove attualmente vive e lavora. Ha conseguito un dottorato in Arti ed è docente ospite presso la School of Arts (KASK) di Gand. Il suo lavoro mette in discussione le convenzioni della fotografia documentaria, esplorando teatralità, performatività e collaborazione attraverso l'illuminazione cinematografica e la messa in scena. È co-fondatore di Lyre Press e della School of Speculative Documentary, ed è rappresentato dalla Gallery Sofie Van de Velde (Anversa) e da Tristan Lund (Londra). Tra i premi ricevuti figurano il Leica Oskar Barnack Award (2018) e lo Edward Steichen Award (2015).

© Max Pinckers
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© Max Pinckers

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