Non sono più lì
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Dates2025 - Ongoing
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Author
- Location Italy
Non sono più lì trasforma l’esperienza della perdita in un paesaggio interiore. Attraverso immagini sospese e simboliche, la fotografia diventa gesto rituale: dà forma all’assenza e apre un dialogo con ciò che non si vede.
Non sono più lì è un’indagine visiva che prende forma a partire dall’esperienza della perdita e dal bisogno di trasformarla. Le immagini non intendono documentare, ma sono traccia di un sentire, aprono uno spazio sospeso in cui la percezione si fa fragile, irrazionale, segnata da quello che Joan Didion ha chiamato “pensiero magico”: un modo di abitare il mondo in cui il visibile si intreccia con l’invisibile e, in questo caso, la natura, nella sua capacità di parlarmi, diventa rifugio, interlocutore, testimone silenzioso.
Attraverso la fotografia, i luoghi legati alla perdita e all’assenza si trasformano in paesaggi interiori: talvolta impronte da custodire, cavità da riempire, altre volte riflessi ambigui, cancellazioni luminose, segni di un dialogo silenzioso con ciò che non è più. In questo processo il gesto fotografico diventa atto magico e rituale, capace di trasformare il vuoto in presenza e di dare corpo all’invisibile.
Il progetto si muove in una riflessione sulla fotografia come pratica che può estendersi oltre il visibile e oltre l’idea di un soggetto centrale che osserva. La percezione viene intesa come esperienza condivisa, in cui mente, corpo e ambiente si influenzano reciprocamente. In questo contesto l’immagine non è solo traccia o rappresentazione, ma assume una funzione simbolica e attiva: diventa un luogo di relazione, capace di produrre effetti, di modificare lo sguardo e di intervenire nel modo in cui il reale viene abitato.
Le immagini di Non sono più lì non cercano di colmare la perdita, ma di restituirle spazio: trasformano il dolore in un dialogo con ciò che non si vede, un attraversamento che mette in ascolto e invita a percepire la vita laddove sembrava esserci solo assenza.