Città liquide - PhMuseum

Città liquide

Sandro Di Camillo

2020 - Ongoing

Italy

Città Liquide

Ho provato ad esprimere la mia visione del mondo attraverso l’abbandono dell’arte figurativa, approdando ad un nuovo porto, quello dell’Astrattismo.

L’uomo liquido vive in uno spazio liquido e nelle mie foto lo spazio è dematerializzato svuotato della sua sostanza umana e quindi della sua funzione catalizzatrice.

Se pensassimo ad un non luogo come anche alla funzione della piazza nella contemporaneità,

la trasformazione dell’ambiente naturale in ambiente tecnico e la nascita dello Spazio-Velocità ha quindi implicato una profonda trasformazione antropologica che ha determinato non solo la comparsa di un’identità e di un’alterità virtuale, ma anche la comparsa di non luoghi e la liquefazione delle comunità territoriali.

Il “luogo” é quella costruzione concreta e simbolica dello spazio che assolve una funzione identitaria, relazionale e storica: inserisce le persone all’interno di una storia e di un progetto futuro attraverso un codice di norme che regola le loro relazioni sociali. Reciprocamente il non-luogo é uno spazio che non non assolve a nessuna di queste funzioni che propone invece prescrizioni astratte e impersonali che non sono in grado di connettere le persone ad uno spazio determinato e le lasciano in balia della loro soggettività (o al massimo di quelle più prossime). Il non luogo contribuisce all’indebolimento dell’identità personale e storico-culturale, provvedendo solamente a inserire le relazioni sociali umane in un contesto anonimo. Il medium televisivo ha offerto l’opportunità all’uomo di sottrarsi al sistema simbolico di uno specifico luogo e di invadere virtualmente luoghi a cui era rimasto fin lì estraneo (e viceversa di diffondere agli altri i contenuti del proprio sistema relazionale). Sono dei non-luoghi quegli spazi che offrono servizi sul ciglio dell’autostrada, come lo sono anche le realtà virtuali proposte dalla rete come i Social Networks.

L’indebolimento del territorio, a sua volta, ha implicato la crisi delle comunità che vi vivevano e la liquefazione dei legami comunitari. Una comunità territoriale é un gruppo di persone che occupano lo stesso Spazio-Tempo e che condividono memorie e progetti comuni. All’interno della comunità territoriale infatti, l’uomo é in grado di iscrivere il proprio progetto personale di vita all’interno di un progetto collettivo, condividendolo attraverso i vincoli di solidarietà e altruismo. La centralità assoluta attribuita all’individuo, ovvero il fatto che il progetto di vita personale diventasse incompatibile con quello altrui, anche all’interno della propria comunità ha implicato una crisi di de-territorializzazione di queste comunità riducendole a dei meri contenitori. Simultaneamente si sono costituite grazie ad internet le cosiddette comunità di sentimento formate da persone che “sentono” collettivamente condividendo contenuti di varia natura. Ne sono un esempio i social networks. Le comunità territoriali e le comunità di sentimento coesistono, influenzando l’uomo allo stesso modo. Da qui l’esperienza anfibia del mondo che egli percepisce. Quando però una comunità di sentimento riesce ad esercitare più influenza sull’uomo rispetto alla comunità territoriale dove vive, queste comunità sono dette comunità di destino di cui l’organizzazione terroristica Al Qaeda é un’esempio tristemente famoso.

La sostituzione della natura da parte del sistema tecnico corrisponde con la definizione dello Spazio-Velocità e con la crisi della Nootemporalità da cui si delineava la dimensione dello Spazio-Tempo. Nello spazio-velocità, sia il lo spazio che il tempo sono azzerati e l’uomo sperimenta illusoriamente la il suo desiderio di a-mortalità (l’uomo era invece emerso dalla Nootermporalità quando ha preso consapevolezza della sua mortalità): in questa dimensione esiste solo il momento presente che si concatena a quello che precede e a quello che segue senza alcun nesso di causalità. In questa dimensione si perde quindi la Storia e analogamente l’uomo perde la capacità di concepire la sua esistenza come un continuum limitato da un’inizio e da una fine: la sua esistenza, fatta solo di momenti presenti autonomi, gli appare incoerente e svuotata di senso e perde la capacità di una progettualità. In altri termini non può né guardare al passato, né proiettarsi nel futuro.

Lo Spazio-Velocità quindi ha rivoluzionato, in brevissimo tempo, la percezione che l’uomo ha di sé stesso e dell’Altro e di conseguenza la natura delle sue relazione sociali. Nello spazio-velocità il tempo viaggia ad una velocità prossima a quella della luce e tende ad azzerarsi. Non solo. Anche lo spazio perde il suo elemento costitutivo, ovvero la distanza. L’uomo si é adattato molto presto a questa nuova dimensione, pur mantenendo un piede in quella tradizionale dello Spazio-Tempo, trovandosi quindi a vivere in una condizione anfibia in due habitat profondamente diversi. Questa esperienza anfibia ha dei profondi riflessi non solo sul modo di vivere, ma anche sulla forma e sulla qualità dell’essere. In aggiunta a questi profondi mutamenti personali, l’uomo sperimenta ulteriori difficoltà nelle relazioni sociali con altri uomini la cui esperienza anfibia si declina secondo un grado diverso.

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