stazioni dimenticate, Italy - PhMuseum

stazioni dimenticate, Italy

AVAMPOSTI CULTURALI | DIDEMAIMAGES

2021 - Ongoing

In Italia sono ancora cinquemila i chilometri di ferrovie in disuso. Mille già convertiti in cinquantasette infrastrutture verdi. Altri quattromila da trasformare, rilanciare, e godere in mobilità dolce ovvero a piedi, in bicicletta, a cavallo e in velòrail.

Ai tracciati ferroviari si attribuisce il merito di essere stati storia e memoria, vicende sociali ed economiche, scuola di alta ingegneria e sapiente disegno di paesaggio. Cambia, infatti, e in alcuni casi profondamente, l’immagine del paesaggio tradizionale, che viene percepito in modo diverso, occasione di scoperta di luoghi di qualità e bellezza prima sconosciuti. 
I paesaggi lineari e l’attraversamento che ne consegue hanno costituito e costituiscono una potenzialità per il territorio nel quale si sviluppano.
I paesaggi degli antichi tracciati ferroviari abbandonati, pertanto, rappresentano una grande opportunità di ricostruire un importante codice di lettura del contesto nella contemporaneità, basato sull’attraversamento non solo di spazi fisici ma di percorsi della memoria dei luoghi, nel tentativo di costruire identità che esprimono continuità con il passato.

Le antiche ferrovie, in quanto parte del paesaggio, possono essere strumento di fruizione innovativa, alternativa e sostenibile dello stesso. Gli spazi attraversati dai vecchi percorsi ferroviari sono molto singolari. Per i luoghi in cui sono sorti, i tracciati permettono di vedere e di scoprire scorci di paesaggio che non sarebbero visibili in altro modo, se non percorrendo le vie ferrate.

Sarebbe interessante fare in Italia un lancio di una campagna per una nuova educazione al paesaggio, nella quale la rete ferroviaria minore potrebbe assumere un ruolo da protagonista importante e soprattutto efficace: i treni del paesaggio potrebbero avvicinare alla conoscenza e all’apprezzamento dei luoghi e anche una linea abbandonata, se recuperata con intelligenza, potrebbe diventare un museo del paesaggio all’aria aperta, un percorso lineare di conoscenza da uno spalto privilegiato, riservato alla mobilità dolce.
Dall’ideale finestrino di un treno che non passerà più, si ritrae l’incanto naturale che faceva da cornice alle tracce dell’ingegnosa mano dell’uomo. La ricerca di antiche tratte, luoghi, centri storici unite da ferrovie, sarà molto interstiziale, come quella del viaggiatore da Gran Tour, la cui principale regola del viaggio era quella di non tornare a casa come quando si era partiti.
Tornare diversi e vagabondi. Da capo a capo.

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